STORIA DELLE METEORITI



Al giorno d'oggi molte cose si riescono a dire su questi "sassi scuri e bruniti", eppure solo nel 1803, con la caduta della pioggia meteoritica dell'Aigle (Francia), la comunità scientifica confermò l'ipotesi di una provenienza extraterrestre per le meteoriti.

Sin dall'antichità infatti le popolazioni avevano assistito a spettacolari piogge di pietre cadute dal cielo, narrate da scrittori di ogni epoca come Tito Livio, Avicenna, Plinio il Vecchio e Gregorio di Tours, ma le ipotesi sulla loro provenienza erano varie e confuse.

Purtroppo molteplici cause frenarono lo studio delle meteoriti; dapprima il fatto che molte di queste rocce scure, con piccole impronte dovute alla fusione, furono considerate opera del diavolo e quindi distrutte e sottratte agli studiosi; a seguire, il fatto che molte di esse, essendo metalliche, furono fuse e lavorate a forma di lance o coltelli dalle popolazioni più primitive e ciò indusse a far credere a le persone che le ritrovarono, che queste pietre si formassero durante i temporali (erano chiamate "ceraunie", ossia pietre del fulmine, in quanto si credeva che la loro genesi era durante i temporali con tuoni e fulmini).

Un evento importante per i futuri "meteoritologi" fu la caduta di una massa rocciosa ad Ensisheim in Alsazia nel 1492, la quale fu considerata da un monaco del luogo un'opera divina di buon auspicio e ritenuta di fondamentale importanza per la vittoria in guerra dell'imperatore Massimiliano II; questo meteorite fu quindi conservato e dal quel giorno in poi le meteoriti iniziarono ad essere raccolte e catalogate.

Vi era però ancora il problema della provenienza e molti furono gli studiosi che si cimentarono in quest'affascinante enigma.

Bernard de Jussieu nel 1723 riconobbe che le ceraunie erano pietre lavorate dall'uomo; Lavoisier nel XVIII secolo credeva che queste rocce non provenissero dal cielo, Lazzaro Spallanzani nel 1794, in un dibattito sulla provenienza di una pioggetta di sassi caduta a Siena, credeva che le meteoriti si originassero per l'azione "di un violentissimo turbine locale, che abbattutosi su queste pietre le abbia seco rapite fino all'alta regione dell'atmosfera, del fuoco elettrico sino poi state superficialmente alterate, prendendo quella scottatura nericcia"; sempre nel 1794 finalmente Ernst F.F. Chladni per primo emise l'ipotesi che questo tipo di rocce, profondamente diverse da quelle terrestri, provenissero dagli spazi interplanetari (anche se Laplace ne indicava l'origine nei vulcani lunari creduti attivi).

L'ipotesi di Chladni fu però accettata ufficialmente solo dopo la caduta dell'Aigle quando ormai le analogie fra campioni provenienti da posti tanto diversi confermarono un'uniformità tra questi materiali.

Una volta riconosciute come extraterrestri, ebbe inizio uno studio sistematico delle meteoriti per cercare di risolvere l'infinità di dubbi che le accompagnavano e per ottenere le migliaia d'informazioni che solo questi oggetti potevano fornire, nacque così la "Meteoritica" (termine preso dal russo, "Meteoritics" è il corrispondente anglosassone), ossia la scienza che si occupa dello studio delle meteoriti.